Pensioni, brutte notizie dal Cnel, serviranno 5 anni in più di lavoro per andare in pensione: ecco la proposta completa

• Previdenza Sociale – 19/06/2024 – AVV. MARCO DE GREGORIO

Pensioni, brutte notizie dal Cnel, serviranno 5 anni in più di lavoro per andare in pensione: ecco la proposta completa

La proposta del CNEL prevede importanti modifiche al sistema pensionistico

Secondo la recente proposta avanzata dal Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), i lavoratori potranno andare in pensione in un’età compresa tra i 64 e i 72 anni, mentre per la pensione di vecchiaia potrebbero essere necessari 5 anni di contributi in più.

Inoltre, attraverso tale riforma il CNEL si propone di introdurre una maggiore flessibilità in uscita di alcune categorie di lavoratori, viste le prossime scadenze di “Quota 103”, “Ape sociale” e “Opzione Donna”.

Il Governo è quindi chiamato ad affrontare la questione – particolarmente spinosa – della riforma delle pensioni, al fine di ridurre il debito pubblico e rinvenire le risorse economiche necessarie a sostenere gli importanti impegni economici che l’Italia sarà costretta a fronteggiare nel prossimo periodo.
In particolare, alcune compagini della maggioranza (la Lega su tutte) spingono per una riforma che introduca “Quota 41” per tutti i lavoratori, nonostante tale modifica potenzialmente produrrà un aumento dei costi per le finanze dello Stato, vista l’eliminazione dell’età anagrafica come requisito di accesso.

Ebbene, tornando alla proposta del CNEL, la stessa produrrebbe conseguenze importanti non solo in ordine all’età anagrafica prevista per l’accesso alla pensione, ma anche relativamente al metodo di calcolo dell’assegno pensionistico.

Ad oggi, il calcolo contributivo dell’assegno di pensione viene effettuato prendendo come parametro di riferimento un range di tempo che include 15 età diverse. Il calcolo, inoltre, riguarda i periodi di lavoro successivi al 1996, oppure al 2012 per i lavoratori che, entro il termine del 31 dicembre 1995, erano in possesso di 18 anni di contributi.

coefficienti di trasformazione, che sono i parametri che – appunto – determinano l’importo della pensione tenendo conto dei contributi maturati, tengono conto di un’età tra i 57 e i 61 anni.

La proposta del CNEL, invece, prevede un abbassamento della forbice di tempo a 9 anni, anziché 15 e un’età per la pensione compresa tra i 64 e i 72 anni. Tale modifica presuppone, inevitabilmente, un cambiamento anche dei coefficienti di trasformazione.

Oggetto di modifica saranno anche i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia. Mentre rimane invariata l’età anagrafica per l’accesso alla pensione, che sarà sempre pari a 67 anni (salve eventuali modifiche dovute alle variazioni delle aspettative di vita), dovrebbero cambiare i contributi richiesti.
Ad oggi, infatti, sono richiesti 20 anni di lavoro; se la proposta del Cnel dovesse essere approvata, saranno invece richiesti 5 anni di lavoro in più. Sarà altresì necessario un assegno almeno pari a 1,5 volte l’Assegno sociale, mentre ad oggi il limite è pari a 1.

È comunque opportuno ricordare che si tratta di una proposta non vincolante, di cui il Governo potrà tenere conto, ma che non è tenuto a recepire. Infatti, secondo alcune stime, ad oggi non ci sarebbero ancora le condizioni per procedere ad una integrale riforma delle pensioni.

In ogni caso, il Governo sarà probabilmente tenuto a prendere alcuni provvedimenti sulle pensioni anticipate. Tali misure, infatti, oggi prevedono un accesso alla pensione di vecchiaia già al raggiungimento del 61° anno di età. I beneficiari inoltre percepiscono importi mensili pari a 2.035 euro lordi.
Si tratta, senza dubbio, di benefici che, ad oggi, viste le difficoltà economiche e l’elevato debito pubblico che interessa i bilanci del nostro Stato, non sono più sostenibili. Infatti, pensioni aventi importi così elevati ed erogate per periodi di tempo più lunghi costituiscono, per la maggioranza, un retaggio del passato.

Se manca la copertura finanziaria il contratto di lavoro è nullo

In linea generale, con il termine “stabilizzazione”, si fa riferimento alla definitiva assunzione a tempo indeterminato presso l’ente con cui il precario ha maturato una certa esperienza lavorativa, mediante contratti flessibili o a termine; essa può essere conseguita sia mediante un nuovo concorso pubblico, sia mediante un’assunzione diretta.

Spesso gli interventi di stabilizzazione sono operati dalle pubbliche amministrazioni a favore dei Lavoratori Socialmente Utili (LSU). Si tratta di lavoratori precari in stato di svantaggio nel mercato del lavoro (disoccupazione, mobilità, cassa integrazione guadagni straordinaria), che svolgono attività aventi ad oggetto la realizzazione di opere e la fornitura di servizi svolte a beneficio di tutta la collettività.

I lavoratori socialmente utili si riconducono a tre principali categorie:
> c.d. platea storica finanziata con le risorse statali del Fondo Sociale Occupazione e Formazione;
> categoria degli “autofinanziati“, sostenuta con risorse proprie degli enti presso cui si svolgono le attività (es. Comuni, Regioni, etc.);
> categoria dei lavoratori percettori di sostegni al reddito, utilizzati da Pubbliche Amministrazioni in attività socialmente utili per la durata delle prestazioni godute.

Intorno alla questione degli interventi di stabilizzazione di queste particolari figure di lavoratori precari è sorto un prolifico contenzioso, che ha sollecitato un chiarimento della Corte di Cassazione, la quale si è espressa in questi termini: «l’occupazione temporanea in lavori socialmente utili” non integra un rapporto di lavoro subordinato, in quanto l’utilizzazione di tali lavoratori non determina l’instaurazione di un rapporto di lavoro ma realizza un rapporto speciale che coinvolge più soggetti – oltre al lavoratore, l’amministrazione pubblica beneficiaria della prestazione e l’ente previdenziale erogatore dell’assegno o di altro trattamento previdenziale – di matrice assistenziale e con una finalità formativa diretta alla riqualificazione del personale per una possibile ricollocazione» (v. Cass. n. 2887 del 2008, n. 2605 del 2013, n. 22287 del 2014, n. 6155 del 2018).
Da ultimo la Cassazione, sent. 15422/2024, confermando una precedente pronuncia della Corte di Appello, ha ribadito che la mancanza di copertura finanziaria e l’assenza di una corretta programmazione delle assunzioni costituiscono motivi validi per dichiarare la nullità dei contratti di lavoro di stabilizzazione degli LSU.

La norma di riferimento richiamata è l’art. 33 del T.U.P.I., secondo cui tutte le amministrazioni sono tenute a rilevare annualmente le eccedenze di personale e la copertura finanziaria per le eventuali nuove assunzioni. Per l’amministrazione inadempiente è prevista l’impossibilità a procedere ad alcuna assunzione di qualsivoglia tipologia contrattuale, mentre il dirigente responsabile può essere sottoposto a procedure disciplinari.

Ogni assunzione nel settore pubblico deve essere supportata da adeguate risorse finanziarie e deve rientrare nella pianificazione triennale del fabbisogno di personale. Questa normativa mira a garantire la sostenibilità economica delle assunzioni e a prevenire eccessi di spesa da parte delle amministrazioni pubbliche.

Di qui la decisione di annullamento della stabilizzazione dei contratti di lavoro degli LSU ricorrenti, che avevano iniziato a lavorare con contratti a tempo indeterminato dal 10 febbraio 2012, inquadrati nella categoria B del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per le Autonomie Locali.

Dispositivo dell’art. 2087 Codice Civile

Fonti → Codice Civile → LIBRO QUINTO – Del lavoro → Titolo II – Del lavoro nell’impresa → Capo I – Dell’impresa in generale → Sezione I – Dell’imprenditore

L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro [Cost. 3741]

AMBIENTE DI LAVORO STRESSOGENO, L’ORDINANZA DELLA CASSAZIONE

Con l’ordinanza n. 28959 del 18 ottobre 2023, la Corte di Cassazione ha ribadito che l’ambiente di lavoro stressogeno è una responsabilità dell’azienda.

Ovvero, i giudici hanno chiarito, ancora una volta che, nel contesto della responsabilità del datore di lavoro per i danni alla salute dei dipendenti, anche in assenza di un comportamento identificabile come “mobbing sul lavoro” per mancanza di intenti persecutori, è comunque possibile individuare una violazione dell’articolo 2087 del Codice civile.

Questa violazione può verificarsi quando il datore di lavoro, anche accidentalmente, permette la persistenza di un ambiente lavorativo stressante, causando danni alla salute dei lavoratori.

Allo stesso modo, la violazione può sussistere se vengono adottati comportamenti che, pur non essendo di per sé illegali, possono generare disagio o stress. Ciò vale, sia singolarmente che in connessione con altri comportamenti non conformi, che contribuiscono ad aggravare gli effetti e la gravità del pregiudizio sulla personalità e la salute.

Tutela della salute e sicurezza nei posti di lavoro

In materia di igiene e sicurezza sul lavoro, la Costituzione italiana (articoli 2, 32 e 41) prevede la tutela della persona umana nella sua integrità psico-fisica come principio assoluto ai fini della predisposizione di condizioni ambientali sicure e salubri.

Partendo da tali principi costituzionali la giurisprudenza ha stabilito che la tutela del diritto alla salute del lavoratore si configura sia come diritto all’incolumità fisica sia come diritto ad un ambiente salubre.

Il quadro normativo che disciplina la materia della sicurezza sul lavoro è articolato e complesso. Più specificamente, tale quadro normativo è costituito:

  • da disposizioni del codice civile (articolo 2087);
  • dalla disciplina-quadro, attualmente contenuta nel D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della L. 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, così come modificato dal D.L.gs. 3 agosto 2009, n. 106, che ha provveduto contestualmente ad abrogare il D.Lgs. 626/1994;
  • dallo Statuto dei lavoratori, per quanto attiene agli aspetti legati al controllo dell’applicazione delle misure antinfortunistiche;
  • dalla contrattazione collettiva.

Come detto, una rilevante novità è costituita dal D.Lgs. 81/2008 emanato in attuazione della delega di cui all’articolo 1 della L. 123/2007, per il riassetto e la riforma delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Tale decreto legislativo, pur non assumendo formalmente la natura di “testo unico”, in realtà nella sostanza opera il riassetto e il coordinamento in un unico testo normativo della disciplina in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Pertanto vengono abrogati i previgenti provvedimenti le cui disposizioni sono “confluite” nel decreto legislativo in questione. Come accennato in precedenza, n in attuazione della medesima legge di delega è stato successivamente emanato il D.Lgs. 106/2009, correttivo del D.Lgs. 81/2008.

L’intervento si è reso necessario a seguito delle segnalazioni di criticità emerse nei primi mesi di applicazione del D.Lgs. 81/2008.

Tra le nuove disposizioni introdotte dallo schema, si segnalano, in particolare:

  • la modifica della disciplina relativa all’appalto;
  • una complessiva riforma dell’apparato sanzionatorio;
  • la modifica delle disposizioni concernenti la sospensione dell’attività imprenditoriale in seguito a violazioni nell’impiego di personale;
  • il potenziamento del ruolo degli organismi paritetici.
Il sistema di prevenzione e sicurezza sul lavoro

La disciplina generale in materia di sicurezza sul lavoro definita dal D.Lgs. 626/1994 e “confluita”, con alcune modifiche, nel menzionato D.Lgs. 81/2008, ha introdotto un sistema di prevenzione e sicurezza a livello aziendale basato sulla partecipazione attiva di una serie di soggetti interessati alla realizzazione di un ambiente di lavoro idoneo a garantire la salute e la protezione dei lavoratori.

Le misure principali sono costituite da una serie di linee di intervento, riconducibili:

  • al monitoraggio dei rischi nonché all’attuazione di azioni volte alla riduzione degli stessi;
  • agli interventi sugli impianti, sui metodi di lavorazione, sulle materie prime o comunque sulle materie da lavorare;
  • alla protezione individuale o collettiva dei lavoratori;
  • alle procedure di informazione, formazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori.

Ambito soggettivo

L’applicazione della disciplina riguarda tutti i settori di attività, sia privati sia pubblici, e tutte le tipologie di rischio.

Soggetti destinatari degli obblighi previsti dalla disciplina sono:

  • datori di lavoro: essi sono i principali destinatari degli obblighi di sicurezza;
  • dirigenti e preposti: sono coloro che dirigono o sovrintendono le attività alle quali si applica la normativa in oggetto. Nei loro confronti vige l’obbligo, nell’ambito delle proprie competenze, di adottare le misure necessarie per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Essi, inoltre, possono essere delegati dal datore di lavoro all’adempimento degli obblighi posti dalla legge a carico di quest’ultimo, ad eccezione degli adempimenti non delegabili (ad esempio gli obblighi connessi agli accordi di riallineamento contributivo). Si ricorda, infine, che obblighi identici sussistono anche nei confronti del consulente esterno (cioè non facente parte del sistema aziendale) nel caso in cui tale soggetto abbia assunto mansioni corrispondenti a quelle di un dirigente di fatto.

Soggetti destinatari delle tutele previste dalla disciplina sono – a seguito dell’estensione disposta dal menzionato D.Lgs. 81/2008 -, in linea generale, tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché i soggetti ad essi equiparati.

Ciao Gino

Ciao Gino

Lunedì 5 giugno dalle ore 17:30 presso la sede dell’associazione “il mondo che voglio” (via nazionale 19 Palese-Ba) si terrà una serata di convivialità, condivisione e progettualità nel ricordo di Gino Ancona.
Per continuare ad essere uniti sempre!

A seguire rinfresco con del buon cibo locale e a partire dalle 20,30 concerto di canti anarchici con Francesco Benozzo.

Addio Gino

Ci ha lasciato Luigi Ancona, per tutti Gino.

A Bitonto e fuori lo conoscevano tutti.

Restauratore con un passato nel teatro, è sempre stato in prima linea quando si trattava di proteggere il bene comune, anche a costo di azioni clamorose.

Un artista, difensore della bellezza e nemico delle ingiustizie, un uomo dal senso civico immenso che ha combattuto mille epiche battaglie in solitudine.

«Essere anarchici è mettere ordine nella complessità della vita e correggerla giorno per giorno: la rivoluzione non si realizza dall’oggi al domani e non può essere violenta»

«L’anarchismo non è un’ideologia, ma un metodo per favorire gradualmente l’ emancipazione dell’uomo da ogni potere e si muove contro ogni logica di schematizzazione dell’esistenza. C’è bisogno di coordinare i vari mestieri e renderli il più indipendenti possibili, visto che il potere sfrutta l’impossibilità della gente a costruirsi un futuro. È necessario dunque essere rivoltosi non solo nel tempo libero, ma 24 ore su 24, senza isolarsi dal mondo».

E tra i tanti episodi che lo hanno visto protagonista, non si può non ricordare la famosa protesta dell’inverno 2004 contro i parcheggi interrati in piazza Moro, sempre nella sua Bitonto. «Si trattava di opere faraoniche ed inutili – spiega – ma nessun giornale mi dette retta fino a quando non mi accampai in piazza, iniziando uno sciopero della fame durato 43 giorni».

«Le forze dell’ordine tentarono di arrestarmi durante un comizio di Nichi Vendola, ma i cittadini insorsero. Rischiai addirittura il trattamento sanitario obbligatorio», racconta Ancona, in seguito assolto per la sua opera di controinformazione solitaria.

Viva la morte, viva la libertà, viva l’anarchia, viva Gino Ancona!

Un secolo dopo

100 anni di farsismo

Il potere Tretti

Il nuovo governo Terminator ha iniziato a fingere di guidare l’Italia in una fase tanto rovente quanto delicata della quarta guerra mondiale, passibile di una probabile dinamica da seconda guerra fredda o di un possibile Big bang nucleare. ii
Dopo il pionieristico golpe bianco iii di Conte, Mario Draghi (con il Peggiore dei Governi) aveva lavorato sodo affinché il ruolo della destra, recitando oppofinzione quel tanto che basta, venisse completamente sdoganato, per agire agevolmente all’insegna del sovranismo gattopardesco di cui si fa portatrice. iv
Il via libera dell’élite dominante nordamericana si era recentemente manifestato con le esternazioni bipartisan da parte di Hillary Clinton e Steve Bannon (presunti acerrimi nemici). v
A Fratelli d’Italia non restava che vincere facile, sulla base delle più evidenti menzogne e discriminazioni intrapopolari del secolo in corso, ovviamente rimanendo riconoscente per il benservito. vi
Curioso che ciò avvenga in maniera parallela alla celebrazione del falso mito storico della Marcia su Roma, sedimentato nei libri scolastici e ancora oggi avvalorato dai mezzi di disinformazione nazionale. vii
Ma come 100 anni fa, indispensabile a questo risultato è l’opera delle forze di sinistra, pressoché organiche, o meglio, vere e proprie assistenti operative di questo avvento autoritario in direzione totalitaria.
Similmente, ora come allora, ne hanno creato le precondizioni.

Un riassunto essenziale per “accettare” la Storia…
Alla vigilia del fascismo cento anni fa, Partiti, Organizzazioni e Sindacati di sinistra chiudono gli occhi davanti agli atti criminali dei non numerosissimi ma scalmanati e indisturbati fascisti, sottoscrivendo il Patto di Pacificazione il 3 agosto 1921. viii
Le prepotenze, comunque, continuano e aumentano. ix
La risposta popolare alle violenze, costituita dagli Arditi del Popolo, sostenuti solo dall’Unione Sindacale Italiana e dall’Unione Anarchica Italiana, viene sistematicamente stigmatizzata, osteggiata e boicottata da CGdL, Partito Socialista e Partito Comunista, che di fatto spianano la strada al mutuo rafforzamento in corso tra cosiddette Forze dell’ordine, Monarchia e squadrismo spesato dagli industriali. x
Tale resistenza ante litteram aveva la stoffa di ribaltare le sorti del golpe venturo, come dimostrato a Parma, dove la popolazione sostenendo solo 350 Arditi, cacciava dalla città Italo Balbo e 10000 sgherri, sebbene armati e ingagliarditi da una presenza numerosa, così come in altre città. xi

Ma il biennio rosso aveva insegnato alla classe padronale a tremare ed a tramare, da qui la scelta di puntare grosso sulla ferocia idiota del minoritario ed esaltato movimento fascista, che ben presto catalizza e incanala parte delle stesse forze rivoluzionarie in una controrivoluzione preventiva, mascherata di tragicomico. xii
La cosiddetta Marcia su Roma fu, in realtà, una pantomima penosa, inconsistente sul piano storico, ma che venne rimaneggiata dal grande attore Mussolini e dall’orchestrazione della propaganda di regime negli anni successivi e presa per seria fino ai giorni nostri. xiii
Bisogna tenere conto che l’idea originariamente era stata pensata in altri termini due anni prima, sull’onda dell’entusiasmo e del fermento generato nella Reggenza italiana del Carnaro di D`Annunzio, per il quale il sindacalista rivoluzionario della Federazione dei Lavoratori del Mare Giuseppe Giulietti, aveva progettato una rivolta di tutte le forze storiche ed emergenti (alla cui testa proponeva nientemeno che l’anarchico Errico Malatesta) sotto forma di marcia da Fiume a Roma, come conferma popolare della Rivoluzione già in atto, attraverso le forme di socialismo pratiche che si stavano diffondendo nel 1919-20. xiv

Questa eventualità venne però negata dai socialisti di Giacinto Maria Serrani e da Mussolini, che ne avrebbe approfittato successivamente appropriandosene (come di mille altre idee: la predazione di stampo fascista di immaginario, simboli e mode si cronicizzerà come abitudinaria fino ai giorni nostri) stravolgendola e spettacolarizzandola ai propri fini, a copertura dell’inciucio filo reazionario che lo porterà al successo. xv
Lasciando senza risposte tale buffonata e anzi inscenandone un’altra sterile e controproducente come la scelta aventiniana, gli stessi oppositori parlamentari contribuiscono a far straripare il fascismo ai settori politici contigui, consacrandone il campo libero. xvi
Poi vent’anni di guerre, saccheggi, stragi, omicidi, torture, rapine, deportazioni, internamenti in lager e manicomi, stupri.
Mai scientificamente contate le vittime, dagli oppositori sociali e politici prima e altre minoranze seguite da eritrei, libici, etiopi, iugoslavi, zingari (mai risarciti o riconosciuti dignitosamente, anzi minimizzati, relativizzati, insabbiati) e gli ebrei, gli unici ad essere ricordati con una certa decenza. xvii
Crimini contro l’umanità, risolti candidamente grazie all’amnistia di Togliatti che chiude il cerchio nel dopoguerra salvaguardando i responsabili e permettendone l’avvio a carriere politiche e professionali, perlopiù in ruoli dirigenziali e polizieschi. xviii
Per Churchill, evitare una Norimberga italiana, vuol dire evitare scandali epocali che potrebbero portare alla luce l’identità dell’agente dei servizi segreti britannici “Il conte” e tutti gli intrallazzi britannici accessori al fascismo. xix
Nei successivi 50 anni la scia di crimini generati nel groviglio di servizi segreti britannici e italiani, CIA, massonerie, mafie, fascisti e altri gruppi armati di destra e sinistra, ricorda costantemente, con la Strategia della Tensione, quanto sia bananas la Repubblica italiana. xx
Gli ultimi 30 anni caratterizzano un ruolo di distrazione e avanguardia neoliberista della sinistra armata di un trasformismo arrogantemente atlantista, falsamente umanitarista, orgogliosamente deviante, servo delle peggiori organizzazioni internazionali, delle lobby finanziarie, farmaceutiche,
guerrafondaie e autore di innumerevoli gag, di cui quella più abusata è un jolly: l’atteggiamento responsabile. xxi

Da sottolineare, infine, è la totale assenza di progettualità strategica in campo anarchico.
Stupirsi per la spudoratezza dei crimini omnipartisan negli ultimi 3 anni è sintomo quantomeno di ingenuità e ignoranza, bonariamente scrivendo.
La nuova maggioranza molto probabilmente avrà un ruolo estremamente esecutivo in un contesto predisposto a poca arbitrarietà (artificiali carestie, mancanze idriche, speculazioni energetiche, cambiamenti climatici, indebolimento della salute … ), molto si giocherà sulle abilità di trasmissione
degli ordini facendoli passare per informazione o comunicazioni di servizio, per gestire a modo il presente e quello che viene prospettato come imminente o futuro molto prossimo: emergenza inflattiva ed energetica, razionamenti idrici e alimentari, guerre, proteste …
Vecchie e nuove crisi virali, meteorologiche, idriche, alimentari ed energetiche, saranno gestite con tutti i mezzi che (non) possiamo immaginare: dai semplici interventi socio economici ad altri metodi più consoni, che nel contesto di emergenze (programmate) saranno percepiti come sacrosanti.
In fondo l’aumento delle spese militari potrebbe essere funzionale anche a questo.

Paolo Stefanoni

i https://artiemestieri.info/un-secolo-dopo/
ii https://www.rainews.it/video/2022/10/la-scampanellata-decisa-di-giorgia-meloni-inizia-cos-il-nuovo-governo-0274034c-4c46-469f-aaca-0416ea31145e.html
iii https://dizionario.internazionale.it/parola/golpe-bianco
iv https://www.corriere.it/politica/22_ottobre_23/governo-continuita-draghi-meloni-18f710de-5305-11ed-9995-eee0d5da864b.shtml
v https://www.agi.it/estero/news/2022-09-02/clinton-meloni-elezioni-rottura-passato-17929195/
https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/33105035/giorgia-meloni-steve-bannon-combattera-cina-vincera.html
vi https://video.corriere.it/politica/meloni-ringrazia-mattarella-draghi-applausi-trasversali-camera/0202cd7e-5449-11ed-a58a-ad027d5a5146
vii https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/10/04/e-mussolini-stronco-la-marcia-su-roma/6826803/
viii https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_pacificazione
https://patrimonio.archivio.senato.it/inventario/scheda/presidenti-del-senato/IT-AFS-058-000132/il-patto-pacificazionefascisti-e-socialisti-estate-1921#lg=1&slide=3
ix https://www.avantionline.it/gli-arditi-del-popolo-e-il-bluff-di-mussolini/
x https://www.nuovatlantide.org/gli-arditi-del-popolo/
xi https://www.anarcopedia.org/index.php/Difesa_di_Parma_del_1922
xii https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/09/e-il-fascismo-divento-partito-cosi-mussolini-volto-le-spalle-almovimento-anti-establishment-e-scelse-la-fedelta-ai-gruppi-di-potere/6385663/
xiii https://www.oval.media/it/923fc61c-21af-4601-af4d-101e2b202549/
xiv https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Giulietti_(sindacalista)#cite_note-hughes-4
https://montemaggi.it/giulietti-dannunzio-e-la-marcia-su-roma/
xv https://ilbolive.unipd.it/it/news/1922-lombra-nera-sulla-storia
xvi https://www.treccani.it/enciclopedia/secessione-dell-aventino_(Dizionario-di-Storia)/
https://it.wikipedia.org/wiki/Secessione_dell%27Aventino
xvii https://www.labottegadelbarbieri.org/i-crimini-resi-invisibili-dei-fascisti-italiani-intervista-a/
xviii https://it.wikipedia.org/wiki/Amnistia_Togliatti
https://www.ilpost.it/2016/06/22/amnistia-togliatti/
xix https://www.resistenze.org/sito/os/ip/osipml24-025647.htm
xx https://www.fattiperlastoria.it/strategia-della-tensione/
xxi https://www.ilmessaggero.it/video/invista/coronavirus_conte_continuare_atteggiamenti_responsabili-5384559.html
https://www.fanpage.it/politica/letta-dice-che-il-pd-e-il-partito-della-responsabilita-a-differenza-di-tutti-gli-altri/
https://www.ilfoglio.it/politica/2022/08/23/news/una-piccola-oligarchia-ma-responsabile-il-pd-merita-il-voto-perquello-che-non-e–4349345/

ARRESTATI DIRIGENTI NAZIONALI DEL SI COBAS

Si Cobas Lavoratori Autorganizzati

UN NUOVO, PESANTISSIMO ATTACCO REPRESSIVO CONTRO IL SINDACATO DI CLASSE E LE LOTTE DEI LAVORATORI.

All’alba di stamattina, su mandato della procura di Piacenza, la polizia ha messo agli arresti domiciliari il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani e tre dirigenti del sindacato piacentino: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli.

Le accuse sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti “estorsivi”, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale…

Sul banco degli imputati figurano tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT, ecc.

È evidente che ci troviamo di fronte all’offensiva finale da parte di stato e padroni contro lo straordinario ciclo di lotte che ha visto protagonisti decine di migliaia di lavoratori che in tutta Italia si sono ribellati al caporalato e condizioni di sfruttamento brutale.

È altrettanto evidente il legame tra questo teorema repressivo e il colpo di mano parlamentare messo in atto pochi giorni fa dal governo Draghi su mandato di Assologistica, con la modifica dell’articolo 1677 del codice civile tesa a ad eliminare la responsabilità in solido delle committenze per i furti di salario operati dalle cooperative e dalle ditte fornitrici.

Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala contro il diritto di sciopero e soprattutto teso a mettere nei fatti fuori legge la contrattazione di secondo livello, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro.

Come da noi sostenuto in più occasione, l’avanzare della crisi e i venti di guerra si traducono in un’offensiva sempre più stringente contro i proletari e in particolare contro le avanguardie di lotta.

Contro questa ennesima provocazione poliziesca, governativa e padronale il SI Cobas e i lavoratori combattivi, al di là delle sigle di appartenenza, sapranno ancora una volta rispondere in maniera compatta, decisa e tempestiva.

Invitiamo sin da ora i lavoratori e tutti i solidali a contattare i rispettivi coordinamenti provinciali per concordare le iniziative da intraprendere.

Seguiranno aggiornamenti.

Le lotte contro lo sfruttamento non si processano.

La vera associazione a delinquere sono stato e padroni.

ALDO, ARAFAT, CARLO E BRUNO: LIBERI SUBITO!

SI cobas nazionale

Guerra alla guerra!

ALBERTO MESCHI

Il 27 maggio 1879 nacque a Borgo San Donnino (PR) Alberto Meschi, l’unico anarchico tra i 35 militari e civili coinvolti nel “processo di Pradamano” (agosto 1917) per propaganda pacifista, ben 8 dei quali erano di Schio.Dopo avere lavorato come muratore a La Spezia nel 1905, in seguito alla sconfitta di un’agitazione volta a ottenere una riduzione dell’orario di lavoro, emigrò in Argentina, dove entrò nel Comitato esecutivo della Federazione anarcosindacalista argentina, partecipando alla redazione del giornale “Organisaciòn obrera”.Rientrato in Italia nel 1911, assunse la direzione della Camera del Lavoro di Carrara, capeggiando le proteste dei cavatori aderenti all’USI e sconfiggendo la frazione interventista guidata da Alceste De Ambris.Nel dicembre 1915, dopo avere scontato una condanna a 6 mesi per attentato alla libertà del lavoro, fu chiamato sotto le armi e inquadrato nel 91° Rgt. Fanteria di stanza a Sondrio.Il 10 maggio 1917 fu sorpreso a ritirare in un caffè di Sondrio due copie del giornale “Sempre guerra di classe”. In seguito anche all’intercettazione di una lettera contenente alcune considerazioni in merito alla conferenza di Stoccolma, fu tratto in arresto e destinato in Libia, ma durante il trasferimento coatto, a Bologna, fu raggiunto da un mandato di cattura del Tribunale di Guerra del XXIV Corpo d’Armata e condotto nelle carceri di Pradamano (UD).Benché il Pubblico Ministero avesse chiesto per lui una condanna a 5 anni di carcere militare, Alberto Meschi fu assolto per non aver commesso il reato di tradimento. Spedito al fronte, fu catturato dagli austriaci e internato in un campo di concentramento sui Carpazi. Rilasciato dopo la fine del conflitto, riprese il lavoro e l’attività sindacale, ma a seguito di ripetute aggressioni da parte degli squadristi di Renato Ricci dovette emigrare in Francia, dove collaborò con la Lega per i diritti dell’uomo (LIDU).Allo scoppio della guerra civile spagnola attraversò i Pirenei e, alla non più verde età di 57 anni, si arruolò nella colonna “Ascaso”, con la quale combatté fino alla caduta della Repubblica. Riparato in Francia fu internato nel campo di raccolta di Noé, in Alta Garonna, dal quale riuscì a fuggire alla fine del 1943.Dopo la fine della guerra fu incaricato di dirigere la Camera del Lavoro di Carrara, dedicandosi alla pubblicazione del foglio sindacale “Il Libertario”, fino alla morte avvenuta l’11 dicembre 1958.

UGO DE GRANDIS, Guerra alla guerra! I socialisti scledensi e vicentini al “processo di Pradamano” (luglio-agosto 1917), Centrostampaschio, Schio 2017