Andrea Salsedo

ANDREA SALSEDO CHE NEL 1920 A NEW YORK VOLO’ DALLA FINESTRA

Giuseppe Galzerano racconta la vicenda in un volume di oltre mille pagine.

Sul quotidiano «Il Manifesto», 14 agosto 2021, pag. 11, la recensione di Mario Di Vito del libro.

Il volume può essere richiesto a Galzerano Editore
tel: 0974.62028
email: galzeranoeditore@tiscali.it

ANDREA SALSEDO Vita, galera e morte dell' editore anarchico

Siamo in guerra


Divulghiamo

Tre giorni di dibattiti e pianificazione delle lotte al CIRCOLO AL BAFO, a Seriate (Bergamo).

Da alcune delle zone più colpite dal covid — le province di Brescia e di Bergamo innanzitutto, ma, più in generale, l’intera Lombardia — è partito un percorso di lotta che ha portato compagni e compagne, uomini e donne di scienza e di strada, studenti e comuni cittadini senza vere esperienze di lotta a confrontarsi e a sviluppare iniziative sui territori.

Immediatamente, nelle fasi più drammatiche dell’emergenza sanitaria e della spettacolarizzazione mediatica della morte di uomini e donne, molti compagni hanno voluto sottoporre a critica la narrazione dominante, provando ad utilizzare le categorie marxiste per comprendere i processi economico-politici sottostanti la crisi sanitaria. Dietro gli aspetti strettamente sanitari e le ovvie relazioni con Big Pharna, si nasconde infatti un affondo del grande capitale internazionale, ben strutturato e pianificato ai più alti livelli economico-militari, contro la classe operaia e la popolazione di tutto il mondo.

Dopo lunghe assemblee e dibattiti on-line, non appena l’allentamento delle restrizioni l’ha consentito, siamo intervenuti nei nostri territori con momenti pubblici di confronto e iniziative di sostegno alle lotte operaie e del mondo del lavoro in generale. Separare le restrizioni imposte in nome del “diritto alla salute” daIle questioni lavorative e di classe ci sembra infatti una strategia tanto ovvia quanto efficace per sottomettere ancora di più la società al capitale.

Il problema non è il covid, non sono i vaccini, né tanto meno il green pass, bensì la strategia organica con cui il capitale ha cancellato in un anno e mezzo decenni di lotte e di conquiste. Ormai è chiaro che la repressione colpisce tutte le categorie lavorative, gli studenti e i ceti sociali più deboli, che ormai includono anche ampie parti di quella che un tempo si chiamava piccola borghesia. E intanto i mercati finanziari festeggiano e Confindustria stappa lo Champagne.

Per questo riteniamo che tutti i fronti di critica e di lotta vadano uniti. Sui nostri territori, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto. È arrivato il momento di allargare il confronto a tutte le esperienze che si sono sviluppate su altri territori e cercare un coordinamento a livello nazionale e, possibilmente, internazionale.

Per questo motivo, vogliamo condividere questo documento attorno al quale abbiamo aggregato forze e sviluppato iniziative sul campo. Non si tratta ovviamente della richiesta di adesione alla “nostra” lettura ma di una proposta aperta di collaborazione con tutte le forze reali che si riconoscono in questa impostazione generale, pur con le ovvie puntualizzazioni e critiche che ciascun soggetto individuale o collettivo vorrà apportare.

Socializziamo i nostri percorsi, fate circolare il documento in tutti gli ambiti che ritenete, con tutte le precisazioni che vi sembrano opportune. Confrontiamoci e costruiamo un fronte di lotta unito. RESISTENZA E LIBERAZIONE!

https://siamoinguerra.org/?fbclid=IwAR1ATuFJLxt2RaQekg4fSXuCQlP6LgXY53gMjboHBfD5UkDxqillkkf8cZk

Kurt Gustav Wilckens

di Walter Ranieri

“Il 3 novembre 1886 nasce a Bad Bramstedt in Germania l’Anarchico Kurt Gustav Wilckens, conosciuto in Argentina per aver vendicato la repressione della Patagonia Rebelde (1921-1922) con l’uccisione del tenente colonnello hector benigno varela.
Trovandosi in difficoltà economiche, Wilckens decide di emigrare in cerca di fortuna negli Stati Uniti dove viene assunto come minatore nel bacino carbonifero dell’ Arizona. In qualità di Anarchico e membro della Industrial Workers of the World promuove uno sciopero minerario nel 1916. Arrestato e deportato nel campo di concentramento di Columbus (Nuovo Messico) insieme ad altri 1.167 minatori, riuscirà ad evadere il 4 dicembre 1918. Nel 1919 è nuovamente detenuto negli Stati Uniti e poi espulso in Germania il 20 marzo 1920.Il 29 settembre 1920 sbarca in Argentina, dove c’era un fervente movimento Anarchico. Diviene un militante del movimento Anarchico argentino ed una volta giunto a Buenos Aires collabora, come corrispondente, con il periodico Anarchico tedesco Alarm.
Con Patagonia Rebelde si intende definire l’ondata di scioperi e insurrezioni che si verificarono nel 1921 in Patagonia. L’epicentro di queste manifestazioni fu il territorio di Santa Cruz. Nell’ottobre del 1920 la polizia di Santa Cruz arresta alcuni sindacalisti della “Sociedad Obrera” la quale dichiara lo sciopero in tutta la provincia per la liberazione dei compagni arrestati e per miglioramenti salariali e condizioni di lavoro. Il 10 novembre il tenente varela, deciso a porre termine alle sommosse, impone la fucilazione per i braccianti e gli operai in sciopero: circa 1500 tra operai, braccianti e sindacalisti vengono barbaramente torturati e assassinati. Dopo il massacro varela viene nominato direttore della scuola di cavalleria Campo de Mayo da hipòlito yrigoyen, e dopo la cerimonia invitato a partecipare a una cena in suo onore ospitato dalla lega patriottica argentina e da un gruppo di imprenditori inglesi che ha cantato “Perché è un bravo ragazzo“. L’Anarchico tedesco sentiva il dovere di vendicare l’orribile repressione subita da quei lavoratori; decide quindi di preparare un attentato contro il tenente colonnello varela. Non essendo in grado di fabbricarsi una bomba, si rivolge ad un Anarchico legato ai gruppi espropriatori. Alle 7 del mattino del 25 gennaio 1923, non appena varela lascia la sua casa Wilckens lo uccide . C’era stato un imprevisto al momento del lancio dell’ordigno, infatti, s’era casualmente frapposta tra lui e varela una bambina di 10 anni, Maria Antonia Palazzo, che lo aveva costretto a temporeggiare per permetterle di allontanarsi ma che gli impedirà di proteggersi dalla deflagrazione. Wilckens risulterà ferito ma riuscirà ad estrarre la pistola e a scaricare l’intero caricatore sul “ bravo ragazzo “. Viene quindi arrestato dalla polizia locale. In una lettera del 21 maggio 1923: “ Non fu vendetta nei confronti di varela , insignificante ufficiale. No, era tutto in Patagonia: governo, giudici, boia e becchino. Intendevo colpire l’idolo nudo di un sistema criminale “. Il 15 giugno 1923, a Buenos Aires, Kurt Wilckens viene ucciso in carcere da ernesto pèrez millàn temperley , un membro della lega patriottica argentina. Due anni dopo la morte di Wilckens, il 9 novembre 1925 pèrez millàn a sua volta sarà assassinato in carcere .”

Kurt Gustav Wilckens

Francesco Ghezzi

di Claudio Taccioli

FRANCESCO ERA UN ANARCHICO.

Dall’età di sette anni aveva provato direttamente sulla sua pelle la violenza del lavoro; insieme agli altri bambini proletari.
La sua vita, mai rassegnata, era stata una rivolta continua contro il capitale e lo Stato. Contro la guerra che massacrava milioni di proletari. Contro il fascismo.
Per organizzare la resistenza sindacale come militante dell’USI. Per dare possibilità concrete alla speranza di riscatto dell’umanità.
In lotta e in fuga dalla repressione fra l’Italia, la Svizzera, la Russia e la Germania. Dentro e fuori le galere fra compagne e compagni da aiutare e che lo aiutano nel momento di maggior pericolo. 

Adesso (1923), Francesco Ghezzi di Cusano Milanino dove era nato il 4 ottobre 1893, dopo l’ennesimo arresto, è di nuovo in Russia che lo ha accolto come rifugiato politico; anche se non mancano i contrasti con i bolscevichi. Il movimento anarchico è, di fatto, clandestino, ma lui, ostinatamente, tiene i contatti con le compagne e i compagni.  Fa l’operaio come sempre e il rivoluzionario conseguente alla sua scelta giovanile. In particolare, collabora con la solidarietà internazionalista per conto della Croce Nera Anarchica.
Nel 1929, in Russia, i bolscevichi hanno definitivamente compiuto la parabola totalitaria iniziata già pochi mesi dopo l’ottobre 1917. L’attività di Francesco non è più sopportabile e viene accusato di svolgere azioni controrivoluzionarie e di essere un «agente dell’ambasciata fascista». Come altri è internato nel campo di concentramento di Suzdal’ dentro quello che era stato il monastero di Sant’Eutimio, trasformato in galera. Ci rimane per 3 anni e si ammala di tubercolosi. 
La campagna internazionale di solidarietà costringe i bolscevichi a toglierlo dal gulag e spedirlo in esilio nel Kazakistan; con l’obbligo, comunque, di non lasciare l’URSS. Da qui, poco dopo, viene rimandato a Mosca, dove riprende il suo lavoro di operaio e la sua attività clandestina in aiuto degli antistalinisti, anche se gli sbirri lo tengano sotto controllo. Si sposa con Olga Gaake e hanno una figlia, Tat’jana. 
Nel 1936, chiede di essere mandato in Spagna a combattere contro il fascismo. Gli viene negato il permesso, malgrado le insistenze della CNT che sollecita la liberazione degli anarchici detenuti nelle galere bolsceviche e il loro invio al fronte.
Al contrario, il 5 novembre 1937 è arrestato definitivamente con l’accusa consueta di attività controrivoluzionaria nei luoghi di lavoro e di essere un sostenitore, addirittura, del nazismo. Torturato, per un mese, alla Lubianka dagli sbirri del NKVD, non cede, non confessa e non tradisce.
Il 3 aprile 1939, viene spedito nel gulag di Vorkuta oltre il circolo Polare Artico dove muore di tubercolosi il 3 AGOSTO 1942. 

Dietro le accuse paranoiche del regime stalinista, ce n’è una sola vera e luminosa. Francesco Ghezzi era, fino alla fine, un anarchico. Un rivoluzionario, un ribelle contro ogni potere e Stato. Tanto più ripugnante come fu quello sovietico

Francesco Ghezzi

Un secolo dopo

Gino Ancona

3 agosto 2021

Esattamente un secolo è passato da quando la sinistra consegnò l’Italia nelle mani di Benito Mussolini. I “patti di pacificazione” furono firmati dai socialisti ma tutta la sinistra, con la sua strutturale ignavia a servizio del potere, ne fu complice. Tutto quello che il fascismo ha potuto fare e che l’umanità ha subito e continua a subire, ha nella sinistra i principali responsabili.

I “patti di pacificazione” furono lo strumento politico con il quale si liquidò la Rivoluzione in corso in Italia, si isolarono le Gloriose Resistenze raccolte intorno agli Arditi del Popolo, si resero inefficaci le capacità organizzative della gloriosa Unione Sindacale Italiana, mentre si diede legittimità politica e libertà d’azione, a Mussolini e alle sue bande di delinquenti.
La Storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa.

Infatti ora siamo alla farsa, la sinistra che costruisce direttamente un fascismo mentre i fascisti inneggiano alla libertà.
I conti con la Storia sono sempre aperti e di certo non sono stati chiusi con l’ignobile farsa di una pensilina di un distributore di benzina in Piazza Loreto.
La Storia è di chi la fa gli altri la subiscono e la Storia di certo non si fa facendo chiacchiere su chi la sta facendo.

Gino Ancona

Morti sul lavoro

Morti sul lavoro


MILANO – Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail entro il mese di aprile sono state 306, 26 in più  alle 280 registrate nel primo quadrimestre del 2020 (+9,3%) e in linea con quelle del primo quadrimestre 2019 (303 eventi mortali). Stabile invece il dato generale relativo alle denunce di infortunio: tra gennaio e aprile sono state 171.870 (-0,3% Rispetto allo stesso periodo del 2020).

Tornando ai dati sulle vittime, a livello nazionale i dati rilevati al 30 aprile di ciascun anno evidenziano per il primo quadrimestre di quest’anno un decremento solo dei casi in itinere, passati da 60 a 48, mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro sono stati 38 in più (da 220 a 258). L’aumento ha riguardato tutte e tre le gestioni assicurative dell’industria e servizi (da 253 a 263 denunce), dell’agricoltura (da 15 a 25) e del conto Stato (da 12 a 18). Dall’analisi territoriale emerge un aumento nel nord-est (da 51 a 66 casi mortali), nel centro (da 44 a 56) e al sud (da 62 a 87). Il numero dei decessi, invece, è in calo nel nord-ovest (da 104 a 80) e nelle isole (da 19 a 17).

L’incremento rilevato nel confronto tra i primi quadrimestri del 2020 e del 2021 è legato sia alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 256 a 277, sia a quella femminile, passata da 24 a 29 casi. L’aumento riguarda solo le denunce dei lavoratori italiani (da 237 a 267) ed extracomunitari (da 27 a 28), mentre calano quelle dei lavoratori comunitari (da 16 a 11). Dall’analisi per classi di età emergono decrementi per gli under 40 (-15 decessi), mentre tra gli over 40 si segnala l’aumento nella fascia 50-64 anni (da 143 a 172 casi).

L’isolamento del virus una farsa

Articolo e video a cura del Dr. Stefano Scoglio, Ph.D.


Sono partito già dal Marzo 2020 col denunciare che il presunto isolamento del SARS-Cov2, eseguito in primis dall’equipe del Chinese Center for Disease Control (CCDC) sotto il nome Zhu N. et al., non era affatto un isolamento, perché non c’era nessuna purificazione del virus, ma solo la messa in coltura su cellule di rene di scimmia del liquido bronco-alveolare di alcuni pazienti affetti da polmonite. Come dissi allora, quel liquido bronco-alveolare, più o meno centrifugato, conteneva circa 30 miliardi di particelle simil-virali, la maggior parte dei quali di origine umana (esosomi, vescicole extra-cellulari, etc)., che veniva poi messo in coltura su cellule di rene di scimmia Vero E6.

Uno potrebbe obiettare: ma chi se ne frega se è stato isolato, il virus c’è e ammala. Ma è proprio qui il problema: per poter dire che la causa di una malattia è un virus, e non tanti altri possibili fattori, come quelli alimentari, ambientali e iatrogeni (causati dai farmaci e dalle terapie stesse), occorre prima identificare il virus, il che significa isolarlo/purificarlo estraendolo dalla enorme massa di miliardi di particelle simil-virali presenti nel liquido del paziente; e poi, una volta isolato, verificare che sia patogeno, che possa far ammalare, il che è possibile solo se io testo su una cavia un materiale composto quasi esclusivamente dal virus, perché se anche ci fosse un effetto patogeno, se il materiale da me testato è grandemente eterogeneo, cioè composto di un grande numero di altri possibili fattori, non si potrà mai sapere se quel virus che ipotizzo essere la causa della malattia (in questo caso, Covid) ne sia veramente la causa. In sintesi, questa è l’essenza di quei principi fondamentali della microbiologia che si chiamano i Postulati di Koch.


In miei precedenti scritti (e in maniera ancora più dettagliata nel libro che sto per pubblicare) ho mostrato come tali Postulati di Koch non siano stati minimamente soddisfatti dai ricercatori, e dunque non c’è nessuna possibilità di affermare, con nessun grado neppure di probabilità, che le polmoniti bilaterali interstiziali e le trombo-embolie polmonari, che costituiscono l’essenza della malattia Covid (e che sono sempre esistite, e prima del 2020 si chiamavano col loro nome proprio) siano causate da un virus, e tantomeno dallo specifico virus SARS-Cov2.

Sono stato attaccato anche duramente per questa mia posizione, tacciata come negazionista, ma i veri negazionisti sono coloro che negano la vera scienza, volendo far passare per certo e provato solo ciò che è una mera ipotesi. Oggi, la mia posizione è definitivamente confermata da uno dei più importanti organi della sanità mainstream mondiale, il Center for Disease Control, o CDC, americano.



Dopo la comparsa della discussione sul presunto virus, già nel 2020 sono iniziate ad accadere cose strane. Nell’Aprile 2020, la Commissione Europea rilascia la seguente dichiarazione:

“Since no virus isolates with a quantified amount of the SARS-CoV-2 are currently available…”.1

“Poiché nessun isolato con un ammontare quantificato di SARS-Cov2 è attualmente disponibile…”.

E qualche tempo dopo, nel Luglio 2020, la stessa cosa viene ripetuta dal CDC americano:

“Since no quantified virus isolates of the 2019-nCoV are currently available…”.2

“Poiché nessun isolato virale quantificato è attualmente disponibile”.

Utilizzai l’affermazione per mostrare come il non isolamento del virus fosse confermato anche dalle principali istituzioni. E tuttavia, la dichiarazione era strana, perché, anche se si affermava che non esisteva nessuna quantificazione del virus, si parlava comunque ancora di “isolati”.

La stranezza sta nel fatto che, a rigor di logica, un isolato è intrinsecamente quantificato: isolamento significa separazione di un qualsiasi materiale, molecola o organismo dall’intero complesso di cui fa parte; pertanto, idealmente l’isolato .

Costituisce il 100% del nuovo materiale isolato che si ottiene. Può darsi che non si possa raggiungere il 100% per la presenza di qualche impurità, ma comunque si parlerebbe di un isolato al +/- 95%. Questo non sarebbe ideale, perché se io devo essere certo che un certo batterio o “virus” sia patogeno, ne devo testare la patogenicità nel suo stato di isolato puro, o mi resta sempre il dubbio che l’eventuale effetto patogeno possa essere dovuto alle impurità presenti. Ma potrei almeno parlare di una probabilità molto elevata, al 95%.


La principale obiezione dei virologi a realizzare questi isolati purificati è che i virus non possono sussistere al di fuori delle cellule ospiti, e quindi non si possono “isolare” se non attraverso delle colture cellulari. Si tratta di un’obiezione infondata: il presunto virus non è un organismo vivente, quindi non può morire, è una molecola, e dunque se isolato, per quanto non proliferi, mantiene la sua struttura, è può dunque riattivarsi una volta messo su altre cellule. E questo consentirebbe di definire il virus, sequenziarne il genoma in modo corretto, e a quel punto ritrovarlo e quantificarlo nelle colture cellulari in cui lo si pone dopo averlo isolato. Senza nessun previo isolamento, la messa in coltura è messa in coltura di Dio solo sa cosa!

Anche volendo adeguarsi alla modifica dei postulati di Koch effettuata da Rivers nel 1937, si può anche ammettere che, per le prove di patogenicità, si utilizzino non il virus isolato ma le colture cellulari in cui si farebbe proliferare il virus, ma per poter avere la certezza che quelle sono colture cellulari di uno specifico virus, occorre prima conoscere il virus, che dunque deve essere preventivamente isolato/purificato.

Insomma, senza previo isolamento/purificazione del virus tutto ciò che ne ne consegue non ha alcun senso. Ecco perché affermare di aver prodotto un isolato non quantificato non ha alcun senso, è una contraddizione in termini. Contraddizione che esplode in tutta la sua gravità in un recente documento ufficiale dello stesso CDC.

Il CDC americano ha risposto a due richieste sull’isolamento del virus avanzate sulla base del Freedom of Information Act (FOIA). Questa è la risposta alla prima:

dipartimento salute

Qui, la frase chiave è: 

“The SARS-Cov2 virus may be isolated from human clinical specimens  by culturing in cells.”  

“Il virus SARS-Cov2 può essere isolato da campioni umani clinici  coltivandolo in coltura cellulare.” 

Questo conferma quello che sospettavamo, e che sono andato ripetendo in questi  ultimi mesi: laddove l’isolamento è un procedimento di sottrazione, ovvero tu  sottrai ciò che vuoi isolare dal complesso di cui fa parte, qui l’isolamento viene  identificato con un procedimento moltiplicativo, la messa in coltura, che è l’esatto  opposto dell’isolamento. 

In una seconda richiesta FOIA, questo elemento è stato ulteriormente  specificato, perché chi ha sottoposto la richiesta ha addirittura riportato la  definizione di isolamento del vocabolario proprio per evitare che si giocasse sulla  terminologia:  

isolate


Quindi, la richiesta è specifica, e si chiede se il virus è stato isolato secondo la  definizione comune di “isolamento”, come riportata nel vocabolario:  “to set apart from others” – “Separare dagli altri”;  

“Select among others – to separate from another substance so as to obtain  pure or in a free state” –

“Selezionare tra gli altri – separare da un’altra sostanza in modo da ottenere  un elemento puro o in uno stato libero.”
   

A questo punto la richiesta è ineludibile, e questa è la sorprendente riposta  del CDC (il documento completo è allegato in appendice): 

isolate

La definizione di “isolamento” fornita nella richiesta è al di fuori di  ciò che è possibile in virologia, dato che i virus hanno bisogno delle  cellule per replicarsi, e le cellule hanno bisogno di cibo liquido. Tuttavia, il  virus SARS-Cov2 può essere isolato da un campione clinico umano  mettendolo in coltura cellulare, che è la definizione di isolamento  utilizzata in microbiologia…”  

Quindi, quando i virologi dicono che hanno isolato un virus, non intendono  dire che l’hanno purificato, separato dal resto del materiale organico in cui si trova.  No, intendono l’opposto, ovvero per loro isolare significa moltiplicare, cercare di far  proliferare, l’esatto contrario del significato del termine “isolamento”.  

Ad esempio, questa è la risposta degli scienziati cinesi dell’equipe che, per  la prima volta al mondo hanno detto di aver isolato il SARS_Cov2 , ad una 3 richiesta di chiarimento avanzata dal mio amico e giornalista tedesco Torsten  Engelbrecht:  

Alla domanda se l’ultra-Alla domanda se l’ultra-centrifugazione del campione biologico dei pazienti  effettuata dai ricercatori cinesi fosse stata fatta in gradiente di densità (una tecnica usata per la purificazione di materiale biologico), i ricercatori rispondono:  

“Come detto sopra, i campioni sono stati arricchiti piuttosto che purificati…”  

Questo conferma quello che ho detto sopra: il processo normalmente  utilizzato in virologia non purifica, ovvero non sottrae, ma arricchisce, ovvero  moltiplica il già super-complesso secreto del paziente in una coltura cellulare  altrettanto complessa, dato che le stesse cellule di rene di scimmia hanno la  stessa complessità genica e molecolare delle cellule umane del paziente.  

La dichiarazione del CDC vista sopra rappresenta una conferma eclatante e  a questo punto indiscutibile: i virus non possono essere isolati, non nel senso  corretto del termine, perché ciò è “…al di fuori di ciò che è possibile in virologia”.  

Abbiamo già risposto alla misera scusa con cui il CDC giustifica questa  impossibilità a isolare, secondo cui i virus hanno bisogno delle cellule per replicarsi, ma ripetiamo : il CDC afferma che i virus hanno bisogno delle cellule per  “replicarsi”, non per sopravvivere, proprio perché il virus, non essendo un  organismo vivente, non può morire, è una molecola di acido nucleico in una  capsula lipoproteica. In quanto tale, il presunto virus può essere isolato come  qualsiasi altra molecola, e come per tutte le molecole la loro attività è data dalla  loro struttura. Quindi, isolando un presunto virus integro, che mantiene la sua  struttura, dopo averlo purificato e analizzato, lo si può mettere in coltura su cellule  sane, e usare quella coltura per le prove di patogenicità.  

La cosa sorprendente è che gli esosomi, che sono indistinguibili dai virus e  hanno la stessa dimensione e struttura dei presunti virus , sono invece isolati in 4 modo corretto. E allora perché i virologi non fanno lo stesso? Forse perché 5 dovrebbero ammettere che cercando di isolare potenziali virus super-tossici in  realtà non fanno che isolare innocui esosomi? Questo porterebbe a prove di  patogenicità in cui la tossicità e l’effetto patogeno sarebbe del tutto assente, e  questo porrebbe in una crisi esiziale le stesse fondazioni della virologia. 

E così, i virologi si ostinano a generare colture indistinte, senza nessuna  conoscenza preliminare del virus che si vuole testare, con prove di patogenicità del  tutto manipolate e truccate.  

I virologi affermano che c’è un virus patogeno nella coltura cellulare perché  le cellule Vero (di rene di scimmia), su cui viene immesso l’estratto di secreto del  paziente, dopo 3 o 5 gg iniziano a morire. Questa sarebbe la prova, senza nessun  preliminare isolamento del virus, che nel secreto del paziente si ha un virus  patogeno che uccide le cellule Vero. Ma soprattutto, tutte le volte che vien fatto  questo esperimento di “isolamento virologico” attraverso la prova degli effetti  citopatici (patogenicità cellulare) su cellule Vero, i virologi non si preoccupano mai  di fare un test di controllo adeguato e corretto, per verificare cosa succederebbe  alle stesse cellule Vero senza l’immissione di nessun liquido del paziente.  

A volte il controllo viene fatto, ma in modo manipolatorio: come sottolineai in  un articolo scritto sul presunto primo isolamento del virus da parte dell’equipe cinese di Zhu et al. , i ricercatori cinesi fecero la solita coltura cellulare e trovarono 6 che dopo 4 gg le cellule Vero iniziavano a morire; mentre nel controllo, ovvero  senza nessuna immissione di materiale presuntivamente infetto, accadde la stessa  cosa, ma in 6 gg. Questo fu interpretato come indice del fatto che nella coltura  dove fu immesso materiale presuntivamente infetto c’era il virus! Ma a parte che  una differenza di 2 gg non sembra sufficiente a trarre nessuna conclusione, gli  autori nascosero il fatto che le due colture erano differenti: quelle col “virus” erano  cellule di cancro al polmone, mentre quelle del controllo erano cellule Vero di rene  di scimmia, che sono chiaramente più “robuste” e meno fragili di quelle tumorali.  Era quindi chiaro che i dati non avevano nessun valore. Ma in generale, neppure un  tale finto controllo viene eseguito.  

Le cellule di rene di scimmia sono sottoposte al test di cito-patogenicità  non in uno stato neutro, ma con l’aggiunta di antibiotici, ormoni e altri nutrienti  sintetici; e dato che tali ingredienti sono anch’essi relativamente tossici, per  confermare che la tossicità cellulare sia dovuta al virus e non ad altro, occorre  verificare in parallelo che la mistura di cellule Vero non degradi e non produca  effetti auto-tossici di per sé, senza l’intervento di nessun secreto di paziente.  Questo, però, non viene mai fatto.  

Lo ha fatto, recentemente, l’equipe del dr. Stefan Lanka, che non ha ancora  completato lo studio, mancando le fasi del passaggio al microscopio elettronico, e  del sequenziamento, ma ha diffuso i primi risultati, già estremamente significativi. 

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Qui sopra si vedono le diapositive delle colture cellulari sviluppate dall’equipe del  Dr. Lanka, senza l’aggiunta di nessun secreto di pazienti presuntivamente affetti da una patologia virale, ma seguendo la procedura normalmente usata  dagli stessi virologi per la coltura cellulare del presunto virus. Questa, ad esempio,  è la procedura descritta dal gruppo di ricercatori del CDC americano per  l’isolamento del SARS-Cov2:  

“Sono stati raccolti campioni clinici da un paziente che aveva acquisito il  COVID-19 durante un viaggio in Cina e che è stato identificato a Washington,  USA … I campioni di tampone nasofaringeo (NP) e orofaringeo (OP) sono stati  raccolti il terzo giorno dopo l’insorgenza dei sintomi, posti in 2-3 ml di terreno  di trasporto virale, utilizzati per la diagnosi molecolare e congelati. I campioni  confermati positivi alla PCR sono stati aliquotati e ricongelati fino all’inizio  dell’isolamento del virus … Abbiamo utilizzato cellule Vero CCL-81 per  l’isolamentoAbbiamo coltivato cellule Vero E6, Vero CCL-81, HUH 7.0,  293T, A549 e EFKB3 in Dulbecco minimal essential medium (DMEM) integrato  con siero bovino fetale inattivato al calore (5% o 10%) e antibiotici /  antimicotici … Abbiamo quindi tripsinizzato e risospeso cellule Vero in DMEM  contenente il 10% di siero bovino fetale, 2x di penicillina / streptomicina, 2x di  antibiotici / antimicotici e 2x di amfotericina B a una concentrazione di 2.5 x  105 cellule/ml … Abbiamo quindi fatto crescere le colture inoculate in un  incubatore umidificato a 37° C in un’atmosfera al 5% di CO e osservato  giornalmente gli effetti citopatici (CPE) … Quando si sono trovati CPE…  abbiamo usato 50 μL di lisato virale per l’estrazione dell’acido nucleico totale  per i test di conferma e sequenziamento “7 

 Qui si conferma di nuovo che l’isolamento corrisponde al suo contrario, alla messa  in coltura, messa in coltura che viene fatta nel modo descritto, su cellule Vero E6,  che però non sono in uno stato puro, ma miscelate con diversi ingredienti: 3  antibiotici, che vengono raddoppiati o triplicati tra la prima e la seconda fase, e  che, come dice il termine stesse, sono ingredienti “anti-vita”.  

Le diapositive del dr. Lanka mostrano nella banda superiore 4 stadi di  trattamento delle cellule Vero al giorno 1, e nella banda sottostante gli stessi 4  stadi al giorno 5. I 4 stadi della procedura sono gli stessi utilizzati in virologia, e  simili a quelli descritti nell’articolo del CDC riportato sopra, con l’unica differenza  che in questo caso non c‘è l’aggiunta di nessun secreto di paziente Covid: al  giorno 1, si parte con una coltura di cellule Vero con una piccola quantità di  antibiotico; al secondo stadio di aggiunge alla cultura un mix di nutrienti e base di  glutammina + siero bovino; al terzo stadio si raddoppia/triplica l’antibiotico, e con  questa aggiunta già al primo giorno si notano effetti di degenerazione cellulare;  che si aggravano ulteriormente quando si aggiunge anche materiale genetico di  sintesi. Agli stadi 3 e 4, dopo 5 gg, senza che sia stato immesso nessun secreto o  liquido di paziente presuntivamente patogeno, le cellule decadono nello stesso  stato di degenerazione (cito-patogenicità) che si ha quando si aggiunge il secreto  “patogeno”.  

Questo dimostra che l’effetto citotossico non è dovuto a nessun virus  patogeno presente nel secreto di un paziente, ma avviene spontaneamente per il  modo in cui è strutturata la coltura cellulare. È chiaro, quindi, perché i virologi non  fanno mai questo tipo di controllo, perché dovrebbero confessare che il secreto  pieno di presunti virus non produce nessuna tossicità ed effetto patogeno ulteriore  rispetto a quella che si ha normalmente nella cultura cellulare in sé e per sé. 

Questa è dunque la conferma definitiva, oltre alla confessione del CDC, che  nessun virus SARS-Cov2 è stato isolato, e di nessun virus si è veramente provata  la patogenicità.  

C’è un ultima frontiera a cui si possono aggrappare i virologi, quella del  microscopio elettronico. I ricercatori dell’equipe di Zhu et al., rispondendo alla  richiesta di Torsten Engelbrecht e affermando che non hanno purificato ma invece  arricchito il presunto virus, affermano implicitamente che comunque l’esistenza  del virus è provata dalle fotografie al Microscopio Elettronico (EM), e che le preparazioni del campione hanno come scopo proprio la messa a punto per  l’analisi EM. Questo è il risultato che loro citano, specificando che non si tratta di  “particelle virali sedimentate, non purificate”: 

esosoma

Ma senza avere prima isolato e analizzato il virus, come fanno a sapere che quelle  viste al microscopio elettronico sono immagini appartenenti al virus che cercano, e  non a qualche altro organismo, incluso l’organismo umano, visto che è noto che i  secreti di pazienti umani contengono particelle geniche umane (vescicole  extracellulari, esosomi, etc.) fino al 95% del materiale? Non lo sanno, è solo una 8 ipotesi fatta diventare certezza, e che nasconde completamente il fatto che  esistono fotografie al microscopio elettronico di esosomi che appaiono del tutto  uguali a quelle attribuite ai coronavirus: 

esosoma
Foto EM di esosoma

 APPENDICE –  

LA LETTERA DI RISPOSTA UFFICIALE  FIRMATA DEL CDC AMERICANO 

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European Commission, Working Document of Commission Services, Current performance of 1 COVID-19 test methods and devices and proposed performance criteria, April 16 2020, p.19. 

Center for Disease Control and Prevention, Division of Viral Diseases, CDC 2019-Novel 2 Coronavirus (2019-nCoV) Real-Time RT-PCR Diagnostic Panel, 13/07/2020, p.39). 

Zhu N et al, A Novel Coronavirus from Patients with Pneumonia in China, 2019, N Engl J Med. 3 2020 Feb 20; 382(8): 727–733.

 Giannessi F et al., The Role of Extracellular Vesicles as Allies of HIV, HCV and SARS Viruses, 4 Viruses 2020, 12, 571; pp. 572-4.

 Li P. et al., Progress in Exosome Isolation Techniques, Theranostics. 2017; 7(3): 789–804. 5 8

Zhu N et al, A Novel Coronavirus from Patients with Pneumonia in China, 2019, N Engl J Med. 6 2020 Feb 20; 382(8): 727–733

Harcourt J et al., Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2 from Patient with 7 Coronavirus Disease, United States, Emerg. Infect. Dis., Volume 26, Number 6, June 2020.

Takeuchi S. et al., Metagenomic analysis using next-generation sequencing of pathogens in 8 bronchoalveolar with respiratory failure, in Nature, SCIENTIFIC REPORTS (2019) 9:12909

https://rumble.com/viqa4j-la-prova-definitiva-di-stefano-scoglio.html

Classe operaia

Adil Belakhdim

A Biandrate (Novara), Adil, un uomo di 37 anni, lavoratore e sindacalista che stava scioperando al di fuori di uno stabilimento della Lidl, è stato travolto e ucciso da un camion che è uscito forzando il picchetto.

A Prato, si è scoperto che il quadro elettrico dell’orditoio al quale lavorava Luana D’Orazio, era stato manomesso per funzionare anche quando la saracinesca era abbassata.
Operazione fatta per recuperare tempo e aumentare la produttività.
Ovviamente a discapito della sicurezza.

A Tavazzano, vicino Lodi, degli ex lavoratori licenziati dalla FedEx Tnt che stavano manifestando sono stati assaliti e picchiati con bastoni e teaser da un gruppo composto, a quanto pare, da guardie private travestire da lavoratori.

Sul Mottarone, il freno di emergenza della funivia caduta era stato manomesso, anche qui, “per superare le difficoltà economiche ed evitare che si fermasse a lungo”.

Nel frattempo, la stampa seguita da giorni a farci sapere che i giovani di oggi sono degli sfaticati che preferiscono stare a casa e prendere il reddito di cittadinanza, anziché andare a lavorare per 12 ore al giorno e 400€ al mese.
Tesi condivisa anche da buona parte della politica tradizionalmente ostile al RDC, da Salvini e Renzi in giù.

Il punto è che, nel momento in cui sembra che ci si stia avviando ad uscire faticosamente dalla pandemia, il peggior capitalismo d’assalto ha deciso che finalmente è arrivata l’ora di tornare a fare soldi.
Tanto più che, adesso, si sente pienamente rappresentato da un governo che più vicino a Confindustria non si può.

E se per “tornare a correre” (usando un’espressione che va molto di moda in questo periodo) dovesse rendersi necessario passare sopra la vita di qualcuno, si tratterà al massimo di fastidiosi danni collaterali.

Novara, sindacalista muore travolto da un camion

Adil Belakhdim durante una manifestazione (profilo Facebook)


Si chiamava Adil Belakhdim ed era il coordinatore dei Si Cobas di Novara il giovane 37enne, cittadino italiano di origini marocchine, l’uomo morto questa mattina investito da un camion davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate, nel Novarese. E’ accaduto in via Guido il Grande, durante una manifestazione di lavoratori della logistica. L’autista che lo ha investito poi è fuggito. A bloccarlo in autostrada sono stati i carabinieri che lo hanno portato in caserma per raccogliere la sua versione. Sul posto è intervenuto anche il 118, ma per il 37enne non c’è stato nulla da fare. Addolorate e durissime le reazioni dei vertici della politica e del sindacato. Il presidente Mario Draghi da Barcellona dove partecipa all’Evento Cercle d’economia, chiede che “si faccia subito chiarezza”.

La dinamica

Secondo la ricostruzione dei testimoni il sindacalista stava presidiando insieme a una ventina di manifestanti i cancelli dove era stato organizzato il presidio sindacale, quando è stato travolto dal camion. Prima trascinato per un tratto, poi lasciato esanime sull’asfalto. “Quel camion lo ha trascinato per una ventina di metri, il conducente non può non essersene accorto”: dicono i lavoratori che hanno assistito all’incidente. Il camion ha urtato anche altri due manifestanti, ferendoli, che si trovano ora in ospedale ma non sono in gravi condizioni.

All’origine della tragedia ci sarebbe stato un diverbio tra il conducente del camion e i lavoratori che protestavano davanti al cancello e bloccando il passaggio. Secondo quanto riferito da Attilio Fasulo, segretario generale della Cgil di Novara, che si trova sul luogo della morte del sindacalista, “i lavoratori presenti hanno parlato di una discussione perché il camionista voleva entrare a tutti i costi”. Sempre secondo le testimonianze raccolte, il sindacalista sarebbe stato travolto e trascinato per una decina di metri, fino all’altezza del passaggio pedonale: infatti nei primi minuti si era immaginato che stesse attraversando la strada.

Adil Belakhdim era rappresentante dei Si Cobas e padre di due figli. Sul posto è accorso il fratello e ci sono stati alcuni momenti di tensione. “Me lo avete ucciso ha detto lui” mentre gli altri lavoratori cercavano di tranquillizzarlo.