mercoledì, 10 settembre 2008

PROGETTARE OLTRE IL TFR.

Premessa  
Ferma restando la decisione di battersi contro lo scippo del TFR in favore dei fondi pensione, un’organizzazione sindacale come l’USI che si richiama, unica nel panorama del sindacalismo di base, a principi libertari, federalisti e mutualistici, non può abdicare alla sua alternatività di prospettive e di strategia sociale-sindacale appiattendosi su lotte che, pur giuste nell’immediato e quindi tatticamente,  non hanno quel respiro strategico di alternatività al sistema assistenziale, pubblico e privato. Tale sistema pubblico-privato ha l’obiettivo di assicurare la certezza di percepire TFR e pensione attraverso il baraccone INPS, incrementando la redditività degli stessi mediante il ricorso a pensioni integrative, assicurazioni volontarie e fondi pensione gestiti dai grandi poli assicurativi, bancari  e finanziari con la complicità di partiti e sindacati.

1 – Liberarsi progressivamente dallo stato e dal liberismo.
Le radici sindacaliste rivoluzionarie ed anarcosindacaliste dell’Unione Sindacale Italiana impongono l’avvio dell’organizzazione di pratiche assistenziali, previdenziali, cooperativistiche e mutualistiche che rappresentino per gli iscritti e per i simpatizzanti dell’USI un’ipotesi concreta e alternativa all’attuale sistema assistenziale e previdenziale, capace anche di anticipare quello che dovrebbe essere la società libertaria.
Alla base del di un’organizzazione sindacale come la nostra, due sono i principi che ci uniscono: il mutuo appoggio e la solidarietà fra i lavoratori. 
Ma questi principi possono essere concretizzati anche nelle forme dell’assistenza mutualistica ed in quella previdenziale.

2 –  Ricostituire le casse mutue.
Le casse mutue di cui si è impadronita l’INPS assolvevano storicamente a questa funzione di garanzia reciproca per i lavoratori, ma il fatto che oggi sia  l’INPS ad assicurare questo compito non esclude che non si possano ricostituire delle casse mutue aziendali o comuni a tutti gli iscritti, con funzioni integrative all’assistenza pubblica al pari delle assicurazioni private. La differenza tra casse mutue ed assicurazioni private è evidente: solo con le prime è possibile l’autogestione del fondo comune mutuo che si traduce in capacità progettuale resa concreta da sinergie economiche ed umane con scopi condivisi e sovraindividuali.

3 – Battersi contro il TFR come salario differito.
Come tutti sanno, il TFR è salario differito, ma perché deve essere ancora così?
L’USI deve battersi perché il TFR venga liquidato al lavoratore alla fine di ogni anno oppure investito in progetti di solidarietà sociale e/o di economia alternativa ai quali partecipa personalmente il lavoratore stesso:
In alternativa, il TFR potrebbe essere affidato volontariamente dal lavoratore a fondi etici e mutualistici  ben lontani dalla filosofia dei fondi pensione.

4 – Autogestione della pensione.
Una società sempre più vecchia, come quella italiana, si deve porre oggi o mai più il problema dell’assistenza agli anziani di domani. Nascono sempre meno figli e gli anziani sono necessariamente abbandonati a se stessi in ragione di problemi economici e sociali che sono sotto i nostri occhi. Le case di riposo sono appannaggio di istituzioni religiose che hanno cambiato in “solidarietà sociale” la loro vecchia “carità cristiana” e ad istituzioni pubbliche che espropriano gli anziani della loro casa e della loro pensione per assicurare agli stessi un accompagnamento alla morte in strutture più simili a discariche di rifiuti umani che non a luoghi di cura, di accudimento e di socialità.
Una progettualità diversa interna alla nostra organizzazione consentirebbe, anche grazie al forte radicamento del nostro sindacato nel settore della sanità, di creare strutture assistenziali autogestite destinate non solo a prestare solidarietà nei confronti di portatori di disagio sociale (cittadini stranieri, tossicodipendenti, pazienti psichiatrici od altro) ma anche ad aiutare i compagni ed i lavoratori diventati anziani ad affrontare le difficoltà della vita, la solitudine  e la precarietà economica vivendo una vita comunitaria e collettivizzata dove non si è “vecchi da sbatter via” ma Patrimonio di Esperienza essenziale ed essenziali alla formazione della capacità di analisi e di critica per le nuove generazioni o, magari, anche per imparare un mestiere.

5 – Villaggi metropolitani e non solo
Un’organizzazione sindacale alternativa come la nostra potrebbe essere promotrice anche della costituzione di villaggi ove sia praticata in concreto la solidarietà sociale in strutture dove si integra la vita lavorativa di alcuni con le aspettative di lavoro di altri che sono stati di fatto espulsi dai processi produttivi e sociali (per es. cassa integrati, disoccupati, immigrati, giovani alla ricerca di una prima occupazione  ecc.) in un progetto di socializzazione di  coloro che sono ormai anziani, ma che hanno ancora voglia di pensare, di dire, di fare  e di vivere con gli altri in una comunanza di idee e di metodi.
Tanti sono i compagni che programmano in modo individuale scelte di vita collettiva in tal modo percependo come sia necessario praticare forme alternative di organizzazione della convivenza sociale, rendendosi conto che la prospettiva prossima ventura con pensioni da fame ed assistenza sociale e sanitaria sempre più onerosa sia assolutamente buia.
A differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, i nostri figli non saranno in grado di accudirci, come non sarà possibile (e non lo si vorrà) ricorrere a manodopera straniera per “badare” alle incombenze ed alle disgrazie delle vecchiaia.
Se condividiamo questa prospettiva, ciò che proponiamo è solo di progettare insieme e non individualmente al nostro futuro in modo utile e solidale per tutti.

5 – Passare dalle parole ai fatti.
Dopo tanti anni di delega allo Stato è necessario ripensare insieme ed organizzare forme di sostegno reciproco in termini mutualistici e di fatto alternativi alle leggi di mercato e a quelle dell’assistenza e previdenza pubblica che dividono tutti noi in due categorie: quella dei predoni (banche, assicurazioni, sistema sanitario pubblico e privato, case di riposo, organizzazioni cattoliche) e quella dei depredati (anziani e loro famiglie, contribuenti per una vita senza percepire nulla alla fine, pensionati che non arrivano a fine mese, lavoratori stranieri sfruttati, ecc.).
Quello che proponiamo è il mutualismo che è la forma opposta del parassitismo: ognuno porta il proprio contributo ad ausilio degli altri, autogestendo in modo partecipato e consapevole quantomeno la propria residua esistenza quando si è ormai pensionati e quindi liberati dal lavoro.
E’ per queste ragioni che è ormai improrogabile costituire all’interno dell’USI un gruppo di lavoro capace di progettare e rendere concrete forme di mutualismo e di cooperativismo, costituendo reti di solidarietà assistenziale, circoli ricreativi e di socialità, attività autogestite di economia alternativa all’assistenzialismo di stato e alle leggi del libero mercato.

Nota per il lettore disincantato e scettico.
Dobbiamo smetterla di impostare discussioni politiche e sindacali su TFR e pensioni solo sulla percentuale di rendimento del “gruzzolo risparmiato” nelle forme dell’accantonamento INPS o in quello dei fondi pensione!
Possiamo ritornare a parlare e praticare ideali e principi?
E a chi pensa che queste siano balle dove erano questi sapienti della real politik quando sottoscrivevano le superballe dei bonds Parmalat o argentini e rimanevano ammirati da aziende e relativi fondi Enron o affidavano i loro soldi  a banche ed assicurazioni che, come Unipol, si descrivono dalla parte dei lavoratori, ma sono solo imprese private utilizzate per la crescita del capitale dei loro dirigenti o quando si son fatti sfilare sotto il naso i miliardi del “buco” INPS.
Credere e costruire un futuro di egualitarismo, libertà e solidarietà non potrebbe essere meglio?
L’avarizia di ognuno in termini politici è grettezza e reazione e, la povertà vissuta individualmente diviene miseria ma se vissuta in maniera collettiva e con intelligenza si trasforma in ricchezza.
Gino-Sergio-Tiziana

mercoledì, 03 settembre 2008

L’ UNIONE SINDACALE ITALIANA

Ricollegandosi al patrimonio di idee diffuso in Italia dalla Prima Internazionale, l’USI nacque a Modena nel 1912 rinsaldando le file organizzative del sindacalismo rivoluzionario sorto all’indomani del primo sciopero nazionale in Italia nel 1904. Si contrapponeva alla Confederazione Generale del Lavoro per la sua politica rivoluzionaria, per il rifiuto di contatti con qualsiasi partito politico, per la sua volontà di organizzare anche i lavoratori non qualificati, per il rifiuto dei patteggiamenti con lo Stato (rifiuto della legislazione sociale e dei lavori pubblici), per i metodi di lotta basati sull’azione diretta e la non esclusione della violenza.

All’USI aderirono principalmente delle camere del lavoro situate nel triangolo industriale del Nord (Torino-Milano-Liguria), in Emilia, in Toscana e nelle Puglie. Organizzò soprattutto dei metalmeccanici, dei muratori, dei minatori, dei contadini e dei giornalieri. Durante i suoi primi anni di vita l’organizzazione fu impegnata in una serie di lotte tendenti a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei proletari, senza mai trascurare l’impegno antimilitarista che la caratterizzerà nel corso di tutta la sua storia. Nel 1913 riuscì a fare concorrenza al sindacato socialista riformista scavalcandolo per numero di affiliati in certi settori come la metallurgia. Contro il sindacalismo riformista, organizzato per federazioni di mestiere, cercò di promuovere un sindacalismo d’industria, più adatto per organizzare tutti i lavoratori di una fabbrica senza distinzione di qualifica. In questa ottica condusse lotte importanti e vittoriose alla Fiat di Torino.

Alla vigilia del primo conflitto mondiale fu attraversata, come le altre organizzazioni della sinistra, dal ciclone dell’interventismo. Espulsi coloro che, al suo interno, si erano schierati per l’intervento militare dell’Italia contro l’Austria e la Germania (Alceste De Ambris, Filippo Corridoni e, in un primo tempo, Giuseppe Di Vittorio), l’USI continuò, sotto l’impulso di militanti anarchici quali Armando Borghi e Meschi, a propagandare coerentemente l’antimilitarismo. A guerra conclusa, nel corso delle lotte che portarono il paese molto vicino alla rivoluzione sociale e che vide l’USI in prima fila nell’organizzazione dell’occupazione delle fabbriche (in special modo in Liguria), l’organizzazione raggiunse la sua massima consistenza numerica (circa mezzo milione di iscritti), ma non eguagliò più l’influenza che esercitò nell’anteguerra. Dopo aver avuto rapporti con l’Internazionale rossa di Mosca, finì con l’aderire, alla fine del 1922, all’AIT (Associazione Internazionale dei Lavoratori) cui è affiliata la maggior parte dei sindacati autogestionari esistenti a livello mondiale.

Negli anni venti si oppose al fascismo insieme agli arditi del popolo in una lotta che culminò nella Battaglia di Parma del 1922.

Soppressa nel 1925 dal regime fascista, l’USI-AIT continuò a vivere nell’esilio e nella clandestinità, partecipando alla guerra civile spagnola in appoggio al sindacato CNT-AIT e, attraverso l’impegno dei suoi militanti, alla resistenza antifascista. Nel secondo dopoguerra, con l’avvento della repubblica, coloro che avevano militato nell’USI rinunciarono, inizialmente e su pressione della FAI, a ricostituirla, per collaborare invece alla costruzione del sindacato unitario CGIL. Solo nel 1950, con la rottura dell’unità sindacale, alcuni di loro ricostituirono l’USI-AIT che però, fino alla fine degli anni sessanta, fu realmente attiva solo in poche regioni italiane. Nel corso degli ultimi trent’anni, attraverso numerose traversie, l’organizzazione è stata faticosamente riattivata.

Oggi l’USI-AIT si presenta come sindacato autogestionario, che si caratterizza per la struttura organizzativa libertaria e federalista (sindacato autogestito), per il suo impegno a favore dell’autorganizzazione dei lavoratori (alla quale, ogni qualvolta è possibile, non intende sostituirsi), per la prospettiva in cui si muove, che rimane quella della costruzione di una società socialista e libertaria.

Tra i suoi obiettivi principali figurano la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, un reddito minimo garantito per i disoccupati, la difesa della sanità, dell’istruzione e della previdenza pubblica, la smilitarizzazione del paese.

lunedì, 09 agosto 2004

Incipit testata

…”Nel frattempo ci sono Compagni che per motivi diversi o per avversione quotidiana a  questa società sì son ritrovati a lavorare in proprio in settori diversi, dall’agricoltura ai servizi e per necessità di sopravvivenza il loro lavoro viene ugualmente venduto al Capitale, mentre altri Compagni sempre per sopravvivere sono costretti a comprare dal Capitale, magari, le stesse cose che quegl’altri Compagni hanno prodotto, tutta l’operazione ha un aggravio di costi tutto a beneficio del Capitale.”…

mercoledì, 07 luglio 2004

Chi Siamo

Immagine attiva

questi siamo!

Abbiamo attivato questo sito internet con lo scopo di fornire uno strumento importante di collegamento per chi sperimenta percorsi di autogestione.

Importante segnalare lo spazio – “le nostre pagine gialle” – una rubrica di annunci divisi in varie categorie per facilitare contatti tra chi scambia, chi cerca e chi offre e magari per costruire qualcosa insieme, collegare in tempo reale produttori e gruppi d’acquisto dando la possibilità anche ai singoli individui di collegarsi ad una rete e non essere più isolati.

Stiamo lavorando per costruire l’alternativa all’economia capitalistica, la scommessa che necessita vincere per garantire un futuro al Pianeta.      

Gino Ancona

sabato, 12 giugno 2004

Benvenuto sul sito di Arti & Mestieri

 Per conoscerci e conoscere lo scopo del sito clicca su Chi siamo e su Come funziona (puoi trovarli anche come voci nei menù a sinistra e in alto).

Per leggere interventi liberi e/o comunicati puoi sfogliare le Notizie (menù principale) o tenerti aggiornato sulle ultime news dal modulo Ultime notizie in fondo alla pagina.

Per entrare nelle Pagine Gialle puoi cliccare nell’immagine del logo a sinistra, nelle rispettive voci nei menù a sinistra e in alto oppure facendo una ricerca o cliccando negli ultimi annunci.

Puoi sapere in tempo reale anche le novità sugli annunci tramite i Feed RSS che trovi in ogni categoria a lato della descrizione.

mercoledì, 12 maggio 2004

Cosa sono queste pagine gialle?

Le Pagine Gialle di Arti & Mestieri funzionano come una classica rubrica di annunci (offerte/richieste) dove reperire nominativi (personali, cooperative, artigiani, professionisti ecc.) che cercano e/o offrono prodotti, capacità, mestieri, servizi, aiuto ecc. all’interno di un circuito virtuoso di approccio antiautoritario e non speculativo.

L’intento è di creare un “mercato” alternativo che possa sottrarre risorse e denaro al capitale e che invece vengano redistribuiti in quei circuiti e a quelle persone che per motivi politici, sociali e personali tentano ogni giorno di costruire un “mondo nuovo”.

Qual’è l’affidibilità di questi annunci?

L’affidabilità degli annunci è relativa all’affidibilità delle persone (compagni e non) che l’inseriscono, la redazione del portale presterà la massima viglinza affinche non vi siano furbi che approfittino di questo spazio per veicolare le logiche del capitale e dello stato (massimo profitto, sfruttamento, imbrogli, speculazioni ecc.).

Essendo realizzato da anarchici anche il metodo di funzionamento è inteso nella migliore tradizione libertaria ovvero “l’autogestione” pertanto tutti noi siamo i più giusti valutatori di quanto pubblicato e delle successive relazioni.

A  breve verrà implementato un servizio di feedback di modo che tutti possano lasciare un riscontro (positivo/negativo) dei rapporti intercorsi.

E’ possibile acquistare direttamente eventuali prodotti e servizi?

NO, le relazioni commerciali e non sono gestite fuori dal portale, noi facciamo da coordinatori di offerte e richieste .

Come si accede al portale?

Basta registrarsi e diventare utente, in questo modo sarà possibile  inserire gli annunci evenire in possesso del contatto interessato. La consultazione è invece libera e accessibile a chiunque.